Il karma deve essere inteso un po’ allo stesso modo in cui i fisici intendono che per ogni azione c’è una reazione uguale e opposta. Come nella fisica, quale forma assumerà quella reazione non si può sempre predire, ma talvolta possiamo predire la reazione e possiamo fare qualcosa per mitigarne i risultati. La scienza sta ricercando i mezzi per ripulire l’ambiente ora che è stato inquinato, e molti scienziati stanno cercando di prevenire ulteriore inquinamento. Allo stesso modo, le nostre vite future sono determinate dalle nostre azioni presenti oltre che da quelle del nostro passato immediato e delle nostre vite passate.

La pratica del Dharma mira a mitigare i risultati delle nostre azioni karmiche e a prevenire ogni ulteriore inquinamento da parte di pensieri e azioni negativi. Tali pensieri e azioni negativi ci condurrebbero altrimenti a una rinascita di tremenda sofferenza. Prima o poi moriremo, e quindi prima o poi dovremo rinascere. I regni dell’esistenza in cui possiamo rinascere sono limitati a due, i favorevoli e gli sfavorevoli. Dove rinasceremo dipende dal karma.

Il karma è creato da un agente, una persona, un essere vivente. Gli esseri viventi non sono nient’altro che il sé, attribuito tramite la continuità della coscienza. La natura della coscienza è luminosità e chiarezza. Essa è un’agente del sapere, il quale è preceduto da un primitivo momento di coscienza, che ne è la causa. Se arriviamo a capire che la continuità della coscienza non può esaurirsi nello spazio di una sola vita, ci accorgeremo che la possibilità della vita dopo la morte ha una base logica. Se non siamo convinti della continuità della coscienza, sappiamo almeno che non esistono prove sperimentali che possano confutare la teoria della vita dopo la morte. Non possiamo provarla, ma neanche possiamo confutarla. Ci sono molti casi di persone che ricordano vividamente le proprie vite passate. Non è un fenomeno limitato ai buddhisti.

Ci sono persone che hanno tali ricordi ma i cui genitori non credono alla vita dopo la morte o alle vite passate. Io conosco tre casi di bambini che sono stati capaci di ricordare vividamente le loro vite passate. In un caso, il ricordo della vita passata era così vivido che anche se in precedenza i genitori non credevano alla vita dopo la morte, grazie alla chiarezza dei ricordi della loro bambina, ora ne sono convinti. La bambina non solo ricordava chiaramente di essere vissuta in un vicino villaggio che riconosceva, ma era capace di identificare i suoi genitori precedenti, che non aveva avuto nessun’altra occasione di conoscere.

Se non c’è vita dopo la morte, non c’è vita passata, e dovremmo trovare un’altra spiegazione per questi ricordi. Ci sono molti casi di genitori che hanno due figli, cresciuti allo stesso modo, nella stessa società, nello stesso ambiente culturale, eppure uno ha più successo dell’altro. Comprendiamo allora che tali differenze sono conseguenza di differenze nelle nostre azioni karmíche passate.

La morte non è nient’altro che la separazione della coscienza dal corpo fisico. Se non si accetta questo fenomeno chiamato coscienza, credo che sia anche molto difficile spiegare esattamente che cosa sia la vita. Quando la coscienza è connessa al corpo e il loro rapporto continua, noi chiamiamo ciò vita, e quando la coscienza termina il proprio rapporto con un particolare corpo, chiamiamo ciò morte. Sebbene i nostri corpi siano un aggregato di componenti chimici e fisici, una forma di agente sottile di pura luminosità costituisce la vita degli esseri viventi; poiché esso non è fisico, non possiamo misurarlo, ma ciò non significa che non esista.

 Abbiamo dedicato così tanto tempo, energia e ricerca all’esplorazione del mondo esterno, ma ora se cambiamo il tipo di approccio e dirigiamo tutte queste indagini, ricerche ed energie verso l’interno e cominciamo ad analizzare, io credo davvero che avremo la capacità di comprendere la natura della coscienza – questa chiarezza, questa luminosità – dentro di noi. Secondo il Dharma, la coscienza è non ostacolante e non fisica, ed è dalle azioni di tale coscienza che tutte le emozioni, le illusioni e gli errori umani hanno origine. Tuttavia, è anche grazie alla natura inerente di tale coscienza che si possono eliminare tutti questi errori e illusioni e produrre pace e felicità durevoli. Poiché la coscienza è la base dell’esistenza e dell’illuminazione, ci sono numerosi scritti sull’argomento.

Sappiamo dalla nostra stessa esperienza che la coscienza o mente è soggetta a cambiamento, e ciò implica che essa è dipendente da cause e condizioni che la cambiano, la trasformano e l’influenzano: le condizioni e le circostanze delle nostre vite. La coscienza, per potersi produrre, deve avere una causa sostanziale simile alla natura della coscienza stessa. Senza un momento antecedente di coscienza non ci può essere alcuna coscienza.

Dovremmo quindi essere in grado di tracciare a ritroso nel tempo la sequenza causale dei momenti di coscienza. Le scritture buddhiste parlano di centinaia di miliardi di sistemi di mondi, numeri infiniti di sistemi di mondi, e della coscienza che esiste per tutto il tempo interminato. Io credo che esistano altri mondi. Anche la moderna cosmologia dice che ci sono molti tipi diversi di sistemi di mondi. Anche se la vita non è stata osservata su altri pianeti, sarebbe illogico concludere che la vita è possibile soltanto su questo pianeta, che dipende da questo sistema solare, e non su altri tipi di pianeti. Le scritture buddhiste menzionano la presenza di vita in altri sistemi di mondi oltre che in differenti tipi di sistemi solari e in un numero infinito di universi.

Ora, se si chiede agli scienziati come ha avuto origine l’universo, essi hanno molte risposte diverse da dare. Ma se si chiede loro perché l’evoluzione ha avuto luogo, allora non hanno alcuna risposta. In genere non la spiegano come creazione di Dio poiché sono osservatori oggettivi che tendono a credere soltanto all’universo materiale. Alcuni dicono che è accaduta per caso. Questa posizione è in sé illogica, poiché se c’è qualcosa che esiste per caso, tanto vale dire che le cose non hanno alcuna causa. Ma vediamo dalla vita quotidiana che ogni cosa ha una causa: le nuvole causano la pioggia, il vento sparge attorno i semi e ne nascono nuove piante. Niente esiste senza ragione. Se l’evoluzione ha una causa, allora ci sono due spiegazioni possibili. Potete accettare che l’universo sia stato creato da Dio, nel qual caso si pongono molte contraddizioni, come per esempio la necessità che la sofferenza e il male siano stati anch’essi creati da Dio. L’altra opzione è invece spiegare che ci sono numeri infiniti di esseri senzienti i cui potenziali karmici hanno creato collettivamente questo universo come proprio ambiente. L’universo che abitiamo è creato dai nostri propri desideri e azioni. Ecco perché siamo qui. E questo, almeno, è logico.

Dalai Lama

Dal web

Tradotto da Carlo Donini per DHARMAYOGAKARUNA 2018

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