Trascrizione degli insegnamenti di Tai Situ Rinpoche tratti da: RESPONSES TO REQUESTS II
Insegnamenti che possiamo trovare a questo link
Traduzione dall’inglese di Carlo Donini per gli allievi dei gruppi DHARMAYOGAKARUNA

Palpung Sherab Ling Monastic Seat (H.P), India – novembre 2014

Traduzione in italiano del capitolo ‘Natura Buddha’

RISPOSTE A DELLE DOMANDE (II)
(RESPONSES TO REQUESTS II)

Contenuti trattati:
– Natura-buddha
– Essere di buon cuore
– Pratica quotidiana
– Shine (meditazione shamata)
– Prendere le difficoltà come pratica
NATURA-BUDDHA
Introduzione
Oggi mi è stato richiesto di trattare alcuni argomenti che riguardano il sacro Dharma. Prima di
iniziare, desidero esprimervi i miei auguri e inoltre sono onorato di condividere con voi il prezioso
Dharma che io ho ricevuto dai miei preziosi guru e che ora condivido con voi.
Spero e credo che ciò possa soddisfare alcune delle vostre ispirazioni nella comprensione degli
insegnamenti del Buddha.
Natura Buddha
Il primo argomento riguarda la “natura buddha”. Per capire cosa sia la natura Buddha, per prima
cosa dobbiamo capire cosa sia il Buddha. Buddha è un termine sanscrito, non è il nome di una
persona, descrive invece la realizzazione del principe Siddharta e di tutti i Buddha del passato e
anche dei Buddha del futuro. Credo che ognuno di voi sia uno dei futuri Buddha.
Il termine Buddha descrive qualcuno che è completamente risvegliato e completamente maturo.
Cos’è perciò che deve essere risvegliato? E cos’è che deve maturare? Ognuno di noi, come tutti
gli esseri senzienti, possediamo un potenziale primordiale e senza limiti; un potenziale di saggezza
primordiale.
Questo potenziale, quand’è completamente risvegliato e completamente sviluppato, fa di quella
persona un Buddha. Prima del risveglio di questo potenziale, quella persona non è un Buddha, ma
possiede la natura-buddha o potenziale-buddha.

Ora: come facciamo a sapere che ogni essere senziente, possiede la natura-buddha o potenziale-
buddha? Questo è in realtà semplice. Se noi chiediamo a una persona: “Desideri essere felice?”

lei risponderà “sì”. “Desideri soffrire?” e lei dirà “no!”. Perciò, in tutto l’universo non troveremo una
persona o un essere senziente che non desidera essere felice ed essere libero dalla sofferenza.
Poi ci poniamo un’altra domanda: cos’è la felicità? Cosa desideriamo? Cosa ci rende felici? Cos’è
la sofferenza? Cosa non ci piace? E cosa desideriamo eliminare? Quando ci poniamo queste due
domande, le risposte diventano molto individuali. Alcune persone diranno qualcosa riguardo alla
felicità descrivendola in un certo modo, e altre persone la descriveranno in modo leggermente
diverso. Inoltre, se a una persona poniamo una domanda oggi, alla stessa domanda, che le
chiederemo domani, avremo una risposta leggermente diversa. Se facciamo la medesima
domanda, alla stessa persona fra un anno, la risposta sarà molto diversa da quella di oggi.
Perciò, la definizione d’illuminazione, di risveglio e di sviluppo o maturazione è importante, è
rilevante; anche se di base il nostro augurio di essere felici e il nostro augurio di essere liberi dalla
sofferenza sono uguali, quello che ci rende felici e quello che ci fa soffrire sono cose diverse.
A chi desidera meditare e andare in ritiro, piace stare da soli. Quelle persone desiderano
solamente meditare e questo li rende molto felici, anche se questo non è il fine ultimo della
meditazione, ha uno scopo immediato e temporaneo per avere pace attorno ed essere felici.
Queste persone diventano veramente felici quando sono da sole e non hanno altre cose mondane
da fare, non hanno i vari intrattenimenti mondani attorno a loro. Sono molto felici. Al contrario, se
andiamo in strada, e chiediamo a delle persone con una vita ordinaria, di venire e sedersi per
cinque ore non facendo nulla, probabilmente si annoieranno e non gli piacerà. Se le obblighiamo di
non guardare la televisione per una settimana, non saranno certamente contente e proveranno un
senso di privazione; se le alimentiamo con lo stesso cibo per un mese: stessa colazione, stesso
pranzo e stessa cena, quelle persone si lamenteranno seriamente perché tutto sarà veramente

noioso. Perciò, le cose che portano felicità e contentezza sono diverse per queste due tipologie di
persone.
Se guardiamo alla cosa in modo più profondo, quasi tutti siamo leggermente diversi. Ovviamente
se andiamo nella nostra città, lo capiamo chiaramente, ci sono tanti negozi che vendono ogni sorta
di vestiti; diversi nel colore, diversi nel disegno; alcuni per persone cui piacciono in un modo e altri
per persone cui piacciono in un altro. E così tanti ristoranti, alcuni con cibi molto pesanti, alcuni
molto leggeri, alcuni molto speziati, altri molto semplici, alcuni fatti in un modo, altri in modo
diverso. Così, la definizione individuale della felicità e della sofferenza di quello che piace e non
piace è veramente unica.
Questo ci fornisce una chiara indicazione che ognuno di noi possiede un’unica, propria
combinazione di cause e condizioni e ciò determina quello che siamo. Questo nel buddhismo è
chiamato “karma”.
Fintanto che siamo soggetti al karma, sperimentiamo ogni tipo di cambiamento e ogni tipo di
situazione; che ci piaccia o meno dobbiamo affrontarle. Dal buon karma succederanno cose
positive, dal karma negativo cose terribili, dal karma neutro cose noiose.
La persona che invece si libera del karma e si realizza pienamente e non solo intellettualmente,
come risultato di una completa maturazione, diventa il potenziale della saggezza primordiale, il
potenziale senza limiti della libertà e della saggezza primordiali. Quando questa maturazione è
completa, allora la persona è completamente libera e in armonia. Tale persona la chiamiamo
Buddha.

Quel potenziale è presente in ognuno di noi, e lo chiamiamo natura-buddha potenziale. O Buddha-
potenziale. Il fatto che ognuno desidera essere felice e non vuole soffrire, è il risultato, la prova

della presenza di quel potenziale. Questa spiegazione ci può dare una comprensione di base della
natura-buddha. Se invece non abbiamo una comprensione base della natura-buddha (o come
preferiamo chiamarla non deve necessariamente essere chiamata natura-buddha, possiamo
chiamarla potenziale per la libertà senza limiti o potenziale per la saggezza primordiale, la
possiamo chiamare in vari modi, anche nel Dharma ci sono tante terminologie diverse la
descrivono), si manifesteranno confusione e difficoltà nella vita quotidiana, perché in qualche
modo dimentichiamo, non percepiamo o diventiamo insensibili al medesimo interesse, di noi e di
tutti gli altri; invece di medesimo possiamo usare il termine “interesse comune”. Io non desidero
soffrire e così dovrei ricordarmi che anche gli altri non desiderano soffrire; desidero essere felice e
perciò dovrei ricordarmi che anche gli altri desiderano essere felici. In questo modo, la
comprensione della natura-buddha ci aiuterà ad avere il senso di questo interesse comune.
Quando non abbiamo la comprensione di un interesse comune e di comunità tra noi e gli altri,
allora è possibile diventare molto egoisti, molto ignoranti e anche compiere cose che causano
enormi sofferenze agli altri, solo per avere un po’ di felicità per noi stessi. Questo non è giusto,
vero? Talvolta possiamo anche diventare molto nevrotici e gelosi; e allora quando gli altri sono
felici e le cose gli stanno andando bene, ci chiediamo: “ma perché non succede a me?” diventando
gelosi e pieni di risentimento.
Se invece conosciamo la natura-buddha, allora saremo grati e contenti che almeno qualcuno è
felice. Magari non siamo riusciti a essere felici come desideravamo, ma almeno qualcuno è felice e
ne siamo contenti, invece di provarne risentimento.
Allo stesso modo, quando vedremo qualcuno soffrire, allora proveremo compassione, avremo dei
sentimenti di empatia per l’altra persona, perché sappiamo cosa significa soffrire. Quando
soffriamo, quello che proviamo non ci piace perché è doloroso. Perciò, quando qualcuno soffrirà,
avremo la capacità di capire che l’altra persona o l’altro essere sta patendo. In questo modo
proveremo compassione e potremo anche essere in grado di fare qualcosa per quella persona o
essere senziente e saremo contenti di farlo.
In quel momento non penseremo troppo a noi stessi e se saremo pronti, allora potremo definire
quel fare qualcosa, come servizio disinteressato per gli altri. Anche se per ora non abbiamo ancora
maturato questo profondo senso di servizio disinteressato, quando vediamo qualcuno soffrire, e
facciamo qualcosa per aiutare quella persona, in quel preciso momento non stiamo pensando a
noi stessi. Quello è un momento molto prezioso.
Quando avremo una chiara comprensione della natura-buddha, tutte queste cose succederanno
spontaneamente, chiaramente e senza nessuna confusione.
Sappiamo comunque, che noi e tutti gli altri, nella nostra natura essenziale, siamo naturalmente
buoni. Quando vediamo qualcuno compiere qualcosa di sbagliato, non proviamo negatività nei
confronti della persona in sé e del suo potenziale assoluto. Sicuramente non ci piace ciò che ha
fatto, e cercheremo inoltre di fermarla dal compiere altre cose terribili, oppure preghiamo perché la

persona si fermi e non compia quei terribili atti. Ma non odieremo quella persona, perché
sappiamo che è ignorante e non conosce la sua natura-buddha.
Proviamo perciò compassione per quella persona, invece di provare collera.
C’è così tanto beneficio nel conoscere le cose e ci sono così tanti svantaggi nel non conoscerle.
Questo conclude l’argomento riguardo la natura–buddha.
Un’ultima cosa, che ci sia chiaro o meno, noi siamo il Buddha del futuro. Voi siete il Buddha del
futuro, io sono il Buddha del futuro, tutti noi siamo il Buddha del futuro.